Cenni storici
 

 

 

 

 

 

 

 

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Un po' di storia...

Il motivo floreale si propone in area mediterranea fin dalle prime manifestazioni della cultura figurativa cretese-micenea.

I soggetti vegetali presenti in questa area culturale costituiscono un’anticipazione di quei motivi floreali che saranno successivamente trattati nell’ambito dell’arte greca, etrusca e latina e che, almeno in parte, ritorneranno nell’iconografica italiana. Si tratta infatti di ornati con edera, acanto, fiore di loto, palma ed altri elementi vegetali più o meno stilizzati.

In ambito etrusco la presenza del fiore e di altri elementi vegetali è documentabile sopratutto nella decorazione delle tombe, e almeno in parte, nell’arte vascolare. Le tombe più significative in riferimento alle decorazioni floreali sono quelle di Tarquinia, databili fra il VI e il IV secolo a.C.

Gli elementi vegetativi ivi rintracciabili – campanule, melograni, palme, alberi stilizzati, foglie di ulivo, alloro e tralci di vite, assumono valori e significati polivalenti. Se da un lato rispondono ad un’esigenza di definizione paesaggistica, è altrettanto vero che gli stessi assumono in riferimento ad alcuni frutti e fiori un significato simbolico.

 

Nella Tomba dei Tori (540 a.C. circa) presso il Museo Nazionale di Tarquinia si nota un’ornamentazione di melograni. Questo frutto infatti, già in questa età sembra esprimere un significato funerario o religioso; è inoltre rappresentata la palma, simbolo della vittoria.

Il tema pittorico di questa tomba infatti, è rappresentato dall’agguato di Achille a Troilo e simboleggia la morte e la vittoria.

 

L’età paleocristiana

Parallelo alla cultura figurativa pagana si svolge il percorso dell’arte paleocristiana che recupera, soprattutto nelle prime manifestazioni, gran parte del  repertorio iconografico del paganesimo.

Ne sono un esempio i mosaici della volta anulare del Mausoleo di S. Costanza dove si possono notare rami, festoni, viticci, pampini unitamente a putti e uccelli che ritroveremo poi negli affreschi delle catacombe e sui motivi plastici dei sarcofaghi.

 

 

E’ soprattutto nei mosaici ravennati che si registra un’ampia documentazione di elementi floreali quali foglie e girali di acanto ritmicamente intrecciati e altre figurazioni quale l’immagine del cervo alla sorgente, simbolo dell’anima che si abbevera alla fonte della verità divina: decorazioni pittoriche che si congiungono ad altri motivi vegetali quali tralci di vite, grappoli d’uva e pampini.
Nei mosaici di S.Vitale, ancora a Ravenna, la decorazione floreale si propone in un contesto del tutto nuovo sotto forma di prato verdeggiante con fiori di giglio, crocus, rosa unitamente ad altre varietà di alberi quale simbolo di eterna primavera con evidente allusione al Paradiso.

 

L’età romana

Nell’arte romana un termine di riscontro della decorazione floreale è costituito principalmente da esempi di decorazione parietale, documentati in gran parte nelle città di Pompei ed Ercolano.

 

Si riscontrano immagini che rappresentano festoni, teste coronate, paesaggi illusori quale quello rappresentato nella Villa di Livia a Prima Porta (20-10 a.C.) – Museo Nazionale delle Terme, Roma.

 

 

 

Nella decorazione parietale e nelle grottesche vengono usate le foglie di acanto e i festoni di foglie di alloro, utilizzato quale ornamento degli altari sacrificali. Anche il motivo delle teste coronate con fiori o con ramoscelli di ulivo o di alloro riconduce ad un rituale il più delle volte religioso. Abbiamo anche esempi di espressioni pittoriche in cui il fiore assume motivo dominante.

Esempi eclatanti sono la “Volta del Soffitto” decorata con fiori a Pompei, sulla quale sono proposti in modo casuale gigli, tulipani, rose, margherite e peonie; e nell’ambito della pittura morta il “Cesto dei Fiori” (II secolo d.C.) – mosaico della Pinacoteca Vaticana – nel quale si riconoscono pervinche, anemoni, miosotidi, rose, ranuncoli, convolvoli.

 

L’età romanica

Tra il secolo XI e XIII si sviluppa in gran parte dell’Europa e dell’Oriente, la civiltà figurativa detta “Romanica”. In Italia il suo sviluppo coincide col nascere delle Repubbliche Marinare e della sostituzione del latino col volgare.

Quest’arte fu chiamata romanica analogamente al nome di quelle lingue, dette romanze e fu caratterizzata da un forte senso plastico della materia.

Esempi di decorazione plastica si hanno nella “lastra marmorea decorata a bassorilievo nella Basilica di S. Marco” a Venezia (fine XI sec.), in cui è raffigurata un’anfora con una ricca decorazione vegetale stilizzata e con rami di vite ed animali fantastici; nel “Duomo di Modena, dal fregio di una finestra dell’abside” raffigurante un susseguirsi di rose, foglie di acanto e pigne, ad alcuni capitelli decorati con foglie di acanto e sui rilievi della facciata raffiguranti storie della Genesi, eseguiti da Wiligelmo intorno al 1099, incorniciati da grappoli d’uva e foglie di acanto; e negli “intrecci di foglie e tralci nel portale centrale della basilica di S.Ambrogio” a Milano (IX sec. circa).

La foglia di acanto costituisce il motivo principale della decorazione plastica.

L’età gotica

Nella seconda metà del XII secolo ebbe inizio, in Francia, l’arte gotica e di lì si diffuse in quasi tutti i paesi d’Europa.

L’arte gotica rinunciò alla plasticità delle forme e si espresse valorizzando le linee (prevalenza delle strutture verticali su quelle orizzontali); le costruzioni tendono ad elevarsi, gli archi sono a sesto acuto (a punta).

Il fiore, pur non rinunciando ad un impiego decorativo, assume un valore simbolico ed esprime un’idea. I fiori sono contenuti in vasi preziosi, la composizione si espande in altezza, larghezza e in una minima profondità.

Nell’”Annunciazione” di Pietro Cavallini (mosaico del 1219) i gigli contenuti in un’anfora simboleggiano la castità e purezza della Madonna e gli altri elementi floreali quali cespugli fioriti in un verde prato alludono alla primavera, quindi al Paradiso.

Particolarmente significativa è “l’Annunciazione” di Simone Martini (1333 – Galleria degli Uffizi, Firenze); oltre al vaso riprodotto con gigli ci sono alcuni elementi che caratterizzeranno l’iconografia floreale dell’Umanesimo e del Rinascimento quali la decorazione dei gigli stilizzati sull’abito dell’arcangelo e la presenza dell’ulivo come attributo di pace sotto forma di ramoscello e corona intorno al capo.

 

Nel “Guidoriccio da Fogliano” di Simone Martini (1328-29 Siena Palazzo Pubblico) troviamo un’attenzione particolare alla decorazione del tessuto con motivi floreali. Nell’affresco infatti, l’abbigliamento del cavaliere e la gualdrappa del cavallo presentano la stessa decorazione di tipo araldico, probabilmente con allusione al casato del condottiero, a motivi romboidali unitamente a racemi di vite ritmicamente stilizzati.

 

Il Quattrocento

Il XV secolo è caratterizzato da un movimento che tende a rivalutare i valori specificatamente umani, in contrasto con quelli prevalentemente religioni del Medio Evo, attraverso un rinnovato studio delle civiltà greca e romana. In età umanistica gli artisti utilizzano il motivo floreale in direzioni polivalenti; il fiore viene impiegato sia come attributo simbolico del divino che con intento decorativo ornamentale (esperienze fiamminghe). Illuminante è il dipinto del fiammingo Hugo van der Goes – “l’Adorazione dei  pastori” (1478-Firenze Galleria degli Uffizi), in cui sono raffigurati due vasi con fiori di iris e di aquilegia che simboleggiano la purezza e la castità.

 

In Italia abbiamo Piero della Francesca – “L’incontro di Salomone con la Regina di Saba” (1452-Arezzo), nel quale il personaggio indossa un abito decorato con fiori stilizzati.

 

 

Carlo Crivelli – “Madonna della Candeletta” - (1490 circa-Milano Brera), nel quale si nota intorno alla Madonna una ghirlanda di foglie e di frutti e ai piedi un vaso con gigli e rose. Le ghirlande saranno riprodotte anche dal Mantegna, dal Della Robbia e più tardi da Giovanni da Udine con disegni simmetrici, lineari e con colori vivi.

 

Il Cinquecento

Il Cinquecento fu il secolo aureo. Tutto si andava rinnovando, cadevano le antiche restrizioni morali, i dogmi medioevali, per lasciare il posto ad un fervore di ricerca.

Nella pittura del Rinascimento il fiore si arricchisce di forme e di colore perdendo quella semplicità e serenità del periodo medioevale ed umanistico; si assiste al recupero del motivo a grottesca, di derivazione classica; i motivi floreali ad impiego ornamentale sono spesso ricorrenti anche nelle stoffe per abiti indossati da personaggi attinenti al sacro. Anche l’architettura del giardino assume sempre più importanza: nasce il giardino all’italiana.

Verso la metà del ‘500 la pittura di fiori e frutta  passa dal significato religioso a quello laico, il genere pittorico tende a qualificarsi sempre più come manifestazione di una curiosità naturalistica già presente nel secolo precedente ma ravvivata dalle scoperte archeologiche e dall’osservazione scientifica.

In questo periodo troviamo quindi l’attività artistica di Giovanni da Udine, allievo di Raffaello, quale esecutore di “Grottesche” e di “Nature Morte”, e di Vincenzo Campi, i quali saranno determinanti sulla formazione della natura morta italiana tardo cinquecentesca e per quella preparatoria dell’avvento del Caravaggio.

Fa eccezione il caso veramente singolare di Giuseppe Arcimboldi che, attraverso il recupero di soggetti caricaturali di Antifilo citati da Plinio, approda ad una definizione surreale dell’immagine mediante l’impiego di elementi vegetali e floreali.

Il Seicento

Roma riprende il dominio culturale ed artistico ad opera del mecenatismo dei papi e delle grandi famiglie patrizie. Il ‘600 è comunemente inteso come il secolo Barocco ma assai più consistenti sono le correnti realistica, che ha origine nel Caravaggio, e naturalistica-classicistica dal Caracci. Il Caravaggio è uno dei massimi innovatori della pittura italiana; è con la sua attività pittorica che il motivo della natura morta con fiori, frutti e ortaggi vari si impone riflettendo una visione naturalistica e realistica del tema, svolto in modo attento e minuzioso.

 

“Il canestro di frutta” (Milano-Pinacoteca Ambrosiana) che il Cardinal del Monte avrebbe inviato nel 1606 a Federico Borromeo, si propone come prima natura morta del ‘600. Il cesto è ricolmo di frutta appena colta, uva, mele, fichi, una pera e una mela cotogna. Piccioli e foglie protendono oltre il bordo. Qualche foglia è stata rosicchiata da insetti, qualche altra è appassita; la mela è bacata.

Caravaggio non è interessato a mostrare la perfezione dei frutti, egli vuole rendere visibile la fragilità e il significato della natura, e quindi, della vita umana intesa nello stesso tempo come vita e come morte.

 

Altro significato ha un’altra opera dell’artista “Giovane con canestro e frutta” (Roma-Galleria Borghese), dove i frutti offrono evidentemente sostegno qualitativo al motivo erotico (forse omosessuale).

 

 

Verso la metà del secolo la scuola del Caravaggio lascia il passo a nuovi fermenti pittorici determinati dall’apparire delle opere di Recco, Ruoppolo, Paolo Porpora che hanno tradotto il fiore barocco romano con la magniloquenza della tradizione napoletana, fino ad arrivare al passaggio verso un gusto schiettamente settecentesto con la pittura floreale di Andrea Belvedere di cui l’opera “Fiori e grande conca di rame” (Sorrento-Museo Correale) ne sono un evidente esempio. I colori assumono l’effetto chiaroscuro tipico del barocco.

Il Settecento

Nella prima metà del XVIII secolo si affermò una nuova espressione artistica: l’elemento decorativo appare determinante e fondamentale. Nello stile settecentesco predomina la linea raffinata, capricciosa, fantasiosa, attraverso una concezione che tendeva a considerare la vita un’arte elegante e preziosa. I colori perdono il chiaroscuro e si addolciscono in tinte tenui pastello: azzurri delicati, rosa confetto, gialli canarino. I giardini si popolano di amorini, ninfe, satiri, statue. Anche la natura morta nel ‘700 acquista una tendenza decorativa. Uno dei grandi maestri di questo secolo è Francesco Guardi il cui tratto rapido e guizzante è ben evidente nei suoi vasi e canestri di fiori.

L’artista napoletano Francesco Solimena, rappresenta invece, un caso particolare; la sua opera è infatti, allusiva alla caducità e alla morte, il ricorrere a teschi e candele si rifà alle “vanitates spagnole”, specialmente a quelle di Juan de Valdès Leal.

In questa epoca furoreggiano le “Chinoiseries” e le lacche, acquisiscono rilevante importanza le ceramiche e le porcellane (Capodimonte a Napoli, Doccia a Firenze e i vetri di Murano).

L’Ottocento

Il neoclassicismo recide gli svolazzi del XVIII secolo: la pittura dei fiori è trascurata nella prima metà del XIX secolo in quanto considerata genere non degno di trattazione artistica e ricompare solo nella seconda metà dell’800. E’ interessante ricordare tra le opere dell’artista Francesco Hayez (Fiori-Milano, Pinacoteca di Brera) “Pensiero Malinconico” dove lo stato d’animo della figura si rispecchia nei fiori ormai avizziti e principalmente nei petali sparsi sul piano del tavolo; e nel “Ritratto di bambina” nel quale la protagonista appare come sommersa da una cascata di fiori trionfante quasi a simboleggiare allegoricamente gioia e speranza.

 

Ma questo è anche il secolo di grandi artisti che riescono ad esprimere attraverso “i fiori” sentimenti drammatici ed intensi; è il caso di Vincent Van Gogh e dei suoi “girasoli che esprimono splendore, emozione vitale, richiamo alla luce calda, generosa, solare del sud della Francia e di impressionisti quali Auguste Renoir (1841-1919), Edouar Manet (1832-1883), Paul Cézanne (1839-1906), per citarne alcuni, che ci hanno lasciato opere floreali di estrema bellezza.

In questo secolo sono soprattutto i poeti e gli scrittori che dai fiori ricavano veri e propri messaggi.

Il Novecento

La produzione artistica europea, all’alba del XX secolo è caratterizzata dall’”art nouveau” o “Liberty, dal celebre emporio di Londra che all’epoca commerciava oggetti rispondenti al gusto “nuovo”. La composizione floreale  è motivo dominante nella produzione di oggetti domestici, nell’intonaco delle facciate, nei balconi e cancelli in ferro battuto, nelle vetrate, nei tessuti e nell’arredamento in genere; i fiori preferiti sono il giglio e il glicine.

Il movimento progressista degli artisti “Liberty” voleva portare la bellezza in ogni aspetto della vita quotidiana a livello di tutti gli strati sociali, creando un’alleanza tra arte ed industria, sfruttando la produzione in serie.

Si vedrà in seguito che il potere dell’industria e dei mass-media di modellare ed incanalare il gusto collettivo spazzerà via, in parte, tali illusioni. Le cartoline a soggetto floreale che imperversavano nel ‘900 o i quadri dozzinali che si possono acquistare nei mercatini sono un esempio tipico di come un gusto non educato si appaga di pacchianerie. Tuttavia questo breve viaggio intrapreso attraverso i secoli, mette in evidenza che i grandi cambiamenti ci sono sempre stati e che, nonostante la logica economica e consumistica, l’uomo è sempre alla ricerca della bellezza e quindi, il progetto degli artisti “Liberty” può essere esaudito.

Dall' Arte Floreale alle Composizioni

Al tempo delle grandi corti la decorazione floreale era affidata a dei professionisti; l’aristocrazia e l’alta borghesia potevano contare su giardinieri e su una varietà ricca e rara di fiori prodotta anche in serra per gli addobbi di interni. In seguito anche la borghesia rivendicò il diritto ad un proprio decoro domestico. Nacquero così i primi manuali, scritti da esperti giardinieri, contenenti indicazioni su come realizzare composizioni floreali.

L’Inghilterra del primo ‘900 diede impulso alla ricerca teorica e pratica nel campo della composizione floreale come arte autonoma. Opere quali Motivi floreali per le tavole di John Perkins, pubblicato nel 1877,  e la decorazione floreale in casa di Gertrude Jekyll, pubblicato nel 1907 ne sono un esempio. La pubblicazione di libri sull’argomento ha favorito la nascita di scuole per la formazione di professionisti e ha soddisfatto le esigenze dei sempre più numerosi amatori.

In Italia i primi corsi di decorazione floreale hanno visto la luce soltanto negli anni Sessanta; prima di allora i “segreti del mestiere” venivano tramandati da padre a figlio nella piccola impresa familiare.

Oggi il quadro è completamente cambiato; le numerose scuole professionali, la pubblicazione di libri qualificati  hanno contribuito a far conoscere  tradizioni e culture diverse, a dare impulso ad una ricerca moderna dello stile, autonoma rispetto al gusto giapponese.

 

Molti conoscono il termine “Ikebana” ; con esso si vuole indicare una composizione floreale prodotta con pochi elementi essenziali tratti dalla natura che ci circonda. In effetti l’arte dei fiori nata in Cina sotto la dinastra T’ang (618-907) e sviluppatasi quindi, in Giappone, diventa in Estremo Oriente una vera disciplina e una tecnica spirituale di meditazione, una creazione nei ritmi della natura e l’artista si identifica con la sua creazione.

Nella cultura occidentale la finalità della composizione floreale è indirizzata soprattutto ad abbellire una casa, rendere festosa o solenne una cerimonia e le eventuali differenze nelle decorazioni si colgono per il diverso clima, le differenti tradizioni e culture dei vari Paesi.

Anche nelle composizioni floreali, come nella pittura e nella scultura, si ha la rappresentazione di un particolare periodo storico; ecco quindi, le grandi masse ovali di fiori preziosi, dai colori brillanti per richiamare la grandiosità della corte del Re Sole (ancora oggi adatti per ambientazioni in stile barocco).

Lo stile inglese invece, più che dalla preziosità dei fiori, è caratterizzato da una rigorosa attenzione alle proporzioni, all’eleganza, senza concedere nulla all’enfasi, dedicando, tuttavia grande attenzione all’abbinamento dei fiori, alla sfumatura della luce quasi a voler riprodurre l’armonia dei curatissimi giardini inglesi.

Lo stile scandinavo e dei Paesi del Nord d’Europa richiama all’apparenza l’Ikebana per l’asciuttezza e l’essenzialità degli elementi adoperati, anche se l’opera non deriva da un’esperienza spirituale ma da una coerenza quasi matematica. In queste composizioni c’è il gusto per l’utilizzo non tradizionale di rami spinosi, di ciottoli nel recipiente trasparente, di uno o due fiori importanti per metterne in evidenza la bellezza vegetale.

 

La composizione floreale può dunque vantare una tradizione di tutto rispetto; oggi il mercato mette a disposizione una grande quantità e qualità di fiori ma chi vuole accostarsi a questa arte non deve dimenticare la fantasia e la creatività, deve attingere ampiamente al mondo vegetale, realizzare accostamenti innovativi fermo restando la necessità  di apprendere i principi e le tecniche di base.
 

                                                

           

 

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Ultimo aggiornamento: 06-05-09