L'economia di tipo marittimo che ha caratterizzato le popolazioni fin
dalle origini, ha determinato anche in epoche successive un'ulteriore motivo
di interazione dell'uomo con il bosco. In epoca romana infatti la Liguria
esportava, tra le altre merci, anche legname che doveva essere utilizzato
per costruzioni navali. A partire dal XII secolo l'esigenza di costruire
case e il fervere delle attività cantieristiche facevano ulteriormente
incrementare la richiesta di legname da opera.
Lo sviluppo
industriale del '700, con la nascita di vetrerie e fonderie costruite in
loco per evitare gli onerosi costi di trasporto del legname, utilizzò al
massimo la risorsa boschiva.
Da metà del '700 fino a tutta la
I Guerra mondiale, la legna veniva utilizzata per produrre carbone mediante
quella ingegnosa costruzione che si chiamava carbunea.
La tecnica era sostanzialmente
questa: nelle "carbonaie" venivano accatastati ammassi di legna a forma di
semisfera con un'apertura centrale, ricoperti di terra e fronde; la
combustione avveniva con estrema lentezza con scarsità di ossigeno in modo da evitare la formazione
delle fiamme. Il carbone ottenuto in questo modo veniva poi portato a valle
dalle donne con le gerle per rifornire forni e fornaci in un primo tempo, le
macchine a vapore di treni e battelli in seguito. Il carbone di legna ha
rappresentato per diversi secoli il combustibile primario per ferriere,
vetrerie e fornaci. Il taglio della legna per questo scopo ha depauperato in
maniera massiccia le foreste dell'Appennino Ligure, infatti le
carbonaie sono state attive sino al dopoguerra.