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Teoria del funzionamento di un

radioricevitore elementare.

 

Un'antenna trasmittente diffonde onde radio, ovvero una particolare corrente elettrica detta corrente oscillante. Quando le onde radio diffuse da una stazione trasmittente raggiungono l'antenna ricevente determinano nel circuito d'entrata dell'apparecchio una corrente che ha le stesse caratteristiche della corrente oscillante che è stata inviata all'antenna trasmittente. In pratica avviene un trasferimento d'energia tra antenna trasmittente e le varie antenne riceventi. Se la corrente inviata all'antenna trasmittente oscilla ( ovvero assume un massimo valore positivo ed un massimo valore negativo , quindi ha un andamento sinuisoidale ), per esempio un milione di volte al secondo, vuol dire che quella corrente ha una frequenza di un milione di cicli. Da notare che i tedeschi usano al posto del ciclo la denominazione Hertz, in onore del fisico tedesco. La denominazione Hertz è diventata ormai di uso comune con i suoi multipli Khz e Mhz.

 

L'apparecchio ricevente per captare la massima energia deve disporre di un suo circuito che sia in sintonia con la corrente oscillante presente nelle vicinanze della radio e prodotta dal trasmettitore. Questo circuito è l'insieme bobina - condensatore variabile ( L1 e C2 ) che abbiamo visto prima nello schema. Negli apparecchi meno elementari del nostro la posizione del condensatore variabile determina la scelta della stazione ricevuta potendo di volta in volta, trasferire la massima energia dipendentemente dalla differente frequenza di trasmissione di ogni stazione trasmittente.

Se applicassimo ai capi del condensatore variabile una cuffia, non ascolteremmo nulla.

 

Il segnale a radiofrequenza è infatti composto da due onde: una “portante”, dalla frequenza relativamente alta (solitamente compresa  tra i 100 Khz e i 104 Mhz), e una “modulante”, corrispondente alla modulazione di voce e che, sovrapposta all’onda portante, appunto la “modula”, come qui graficamente rappresentato. In pratica l'onda portante rappresenta il mezzo con cui propagare l'onda radio nello spazio, l'onda modulante è il ' contenuto ' ossia la voce o musica.

 

La prima cosa da fare, dunque, perché nella cuffia si possa riprodurre qualche suono, è eliminare tutte le semionde, negative o positive In altre parole, è necessario trasformare la corrente alternata in corrente continua pulsante.  Per far ciò, nei primi apparecchi radio si usavano “rivelatori a cristallo” che offrono una bassa resistenza durante una delle semionde, ma una grande durante l’altra semionda, così da annullare, in pratica, la corrente relativa.  Oggi si impiegano diodi che nella nostra realizzazione sono al Germanio per garantire il passaggio di correnti deboli. Dall'ultima figura si intuisce che è conveniente applicare un condensatore fisso in parallelo alla cuffia per livellare i picchi di modulazione, in modo che l'onda rivelata sia lo specchio di quella che a distanza di migliaia di chilometri aveva iniziato il suo percorso dal microfono del trasmettitore.

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 06-05-09